…in quei due secondi.

In questi mesi, mentre preparavo i nuovi post, guardavo vecchie fotografie ed ho rivissuto tante emozioni che pensavo di aver dimenticato.

Ho rivisto persone e luoghi che mi hanno insegnato tanto, mi hanno dato la possibilità di crescere in questo mestiere e prendere coscienza di aspetti che spesso si tralasciano per vari motivi.

Uno di questi è il lato emotivo delle cose, non pensiamo mai a come funziona il nostro cervello, come reagisce alle situazioni critiche, come le elabora, come le interiorizza.

Dunque, dicevo,  guardavo delle foto: semplici immagini ma ancora scolpite li da qualche parte nella mia mente, situazioni che non sono più andate via, con le emozioni vissute e lo stato mentale di quel momento.

Ho avuto dei flash, ho ricordato voci, odori, la temperatura esterna, il peso dell’equipaggiamento, ed ho deciso di provare a renderti partecipe a quello che io definisco “mental boom”, l’esplosione mentale di quei momenti;  tutto quel processo che si attiva in un momento critico, quando hai al massimo un paio di secondi per per:

  • percepire la minaccia
  • analizzare la situazione
  • decidere se è necessario e legittimo sparare
  • valutare il tuo campo di battaglia
  • selezionare le tattiche più proficue
  • ragionare sulle possibili tecniche da impiegare
  • ricordarti il rispetto della legge
  • ricordarti le regole d’ingaggio
  • fare la valutazione dei possibili danni collaterali

La tua decisione avrà conseguenze che ti porterai dietro per tutta la vita, non potrai semplicemente dimenticare perché né la legge né la tua coscienza te lo permetterà.

Ora, tutti i punti elencati sopra vengono valutati dal tuo cervello nello stesso momento e spesso quel momento, anche se parliamo di un tempo infinitesimo, sembra durare all’infinito. 

Avrai sentito che spesso le persone coinvolte in incidenti gravi o che hanno subito un forte stress riferiscono che si vedono passare tutta la vita davanti: beh, ognuno ha la sua reazione, ma anche io qualche volta ho avuto questa sensazione, ho avuto dei flash sulla la mia vita privata attraverso delle immagini, davvero per un millisecondo per poi tornare nuovamente a percepire il fragore delle armi da fuoco, il battito del cuore che pulsa a mille mentre allo stesso tempo per radio dovevo mantenere la calma, la voce ferma e rilassata per dare informazioni precise.

La testa ti esplode ma non la senti, continui ad analizzare tutto, perché ogni tua azione risponde ai principi ciclici della pianificazione anche quando sei nel mezzo dell’azione: prendere una decisione vuol dire che devi pensare e mi sono resoconto che in realtà è tutto più semplice di quello che sembra; in quei momenti più sei addestrato e più il tuo cervello libera “brain power” per analizzare le cose, percepire dettagli e selezionare la tattica migliore, ripercorrere l’elenco delle leggi, delle regole d’ingaggio e ti fa muovere apparentemente come un automa.

Tanti dicono “ho fatto tutto senza pensare”, in automatico. In realtà, non è proprio così: il nostro computer di bordo ha ripescato tutte le esperienze pregresse, situazioni già vissute o simili, l’addestramento, i racconti di altre persone e così via, ha messo tutto a sistema e ha utilizzato tutto quello che aveva in memoria, tutto l’addestramento, per reagire.

Eccome se hai pensato, anche se non te ne sei accorto: l’hai fatto con una velocità tale che nemmeno credevi di poter fare, ti sei mosso bene, ti sei protetto e hai pensato solo a chiudere “la pratica” nel più breve tempo possibile e senza farti male.

Già, perché la mente in questi casi lavora in primis sempre e solo per l’autoprotezione, e ogni volta che interviene un fattore esterno come può essere la necessità di proteggere qualcun altro magari a noi caro, ecco si avvia un’altra procedura, un altro livello di valutazioni, che rallenta l’esecuzione ma sempre per proteggere nel modo migliore.

Una macchina perfetta, il nostro “computer di bordo”, evoluta in migliaia di anni per proteggersi e proteggere. E sopravvivere.

Lo farà anche in seguito, con lo stress accumulato: cercherà di scaricarlo ma qua, qua cominciano i problemi… nessuno potrà mai dirti quando lo scaricherai e come, e anche quelli che sostengono di conoscersi bene e saper gestire tutto con tranquillità, beh, non gli credere. 

La gestione di eventi traumatici come quelli di cui parlo necessita sempre di un momento di riflessione per scaricare, analizzare ed interiorizzare l’accaduto. 

L’addestramento sempre più spinto potrà aiutare a ridurre al massimo i tuoi tempi di reazione, potrà aumentare le tue capacità di valutazione e potrai fare grandi cose, ma alla fine ci sarà un momento in cui dovrai parlare con te stesso per ricordarti che dietro ad ogni persona armata c’è sempre un uomo con i suoi sogni le sue paure e le sue insicurezze.

Train Hard, fight easy.